Studi sui vaccini influenzali e finanziamenti

Studi sui vaccini influenzali e finanziamenti

Studi sui vaccini influenzali e finanziamenti

NOTA IMPORTANTE: Corvelva invita a informarsi in modo approfondito leggendo tutte le sezioni e link, oltre che i foglietti illustrativi e schede tecniche dei prodotti del produttore, e a parlare con uno o più professionisti di fiducia prima di decidere di vaccinare se stessi o il proprio bambino. Queste informazioni sono solo a scopo informativo e non sono da intendersi come consigli medici.

Il seguente articolo è composto di due parti. La prima parte è tratta da un articolo del Dott. Roberto Gava,(1) medico stimatissimo e posto sotto la scure della radiazione per aver osato parlare di personalizzazione delle vaccinazioni. La seconda parte è la trascrizione integrale dell'intervista rilasciata nel 2009 all'ASL di Alessandria da Tom Jefferson, epidemiologo britannico che vive in Italia da molti anni e che ha lavorato per la Cochrane Collaboration. Jefferson è stato autore e redattore del gruppo infezioni respiratorie acute della Cochrane Collaboration, oltre a far parte di altri quattro gruppi Cochrane. È stato anche consulente dell'Agenzia nazionale italiana per i servizi sanitari regionali.

Questi due articoli parlano dello stesso tema. Il Dott. Gava riassume in modo egregio l'intervista fatta a Tom Jefferson inerente ai profondi dubbi sugli studi di efficacia e sicurezza dei vaccini antinfluenzali. Questa palese inconsistenza, secondo uno studio pubblicato sul British Medical Journal nel febbraio 2009 e tema centrale dell'intervista di Jefferson, vede una stretta relazione tra l'impact factor delle riviste scientifiche e i finanziamento da parte delle industrie produttrici di vaccini agli studi peer-review. In sostanza, di fronte a prove scarse o totalmente assenti sulla sicurezza ed efficacia dei vaccini antinfluenzali, gli studi finanziati dai produttori, sono pubblicati su riviste ad alto impact factor e così il medico comune, che consiglia la vaccinazione ai propri assistiti, qualora malauguratamente volesse approfondire le prove scientifiche sul prodotto che sta offrendo, si ritroverà a leggere gli articoli presenti solo su blasonate riviste scientifiche, quelle ad alto valore scientifico, e si limiterà a leggere soltanto il titolo, il riassunto (abstract) e magari non tutto ma solo la parte finale delle conclusioni perdendo i dati contenuti nell'articolo, appunto spesso, troppo spesso, carenti o del tutto assenti.

Ieri come oggi chi consiglia la vaccinazione antinfluenzale lo fa sostanzialmente senza prove, confondendo (volutamente o per ignoranza) le percentuali dei casi di infezioni da virus influenzali e simil-influenzale (non prevenibili con la vaccinazione) e questo è avvallato dalle più prestigiose riviste scientifiche mediante un meccanismo dove l’industria farmaceutica detta le regole.

Se questa è scienza...

Buona lettura, Corvelva Staff


La verità sugli studi sul vaccino antinfluenzale

La sindrome influenzale che si manifesta dall’autunno alla fine dell’inverno è causata da molti virus e solo l’8-9% di queste infezioni è causata dal vero virus influenzale. Quindi il vaccino antinfluenzale, se anche fosse efficace al 100%, potrebbe proteggere solo l’8-9% dei vaccinati. In realtà, la sua efficacia è molto inferiore (40-60%) e quindi si pensa che protegga solo il 3-6% dei vaccinati (quando va bene e quando il virus che causa l’epidemia è tra quelli che sono stati scelti per dare origine al vaccino, cosa che non è assolutamente avvenuta nell’inverno 2014-2015 quando l’efficacia del vaccino antinfluenzale è stata del 23%).(2)

Eppure ogni autunno siamo sottoposti ad una forte pressione mediatica a vaccinarci, perché ci viene promesso che il nuovo vaccino di quest’inverno sarà molto efficace e che è essenziale immunizzarsi.(3-4-5)

Alla luce di queste insistenti pressioni, credo possa essere utile riflettere anche su uno studio(6) pubblicato sul British Medical Journal nel febbraio 2009 (ma sempre più valido tanto più si esaspera la battaglia pro-vaccini) in cui Tom Jefferson, uno dei più famosi esperti in campo vaccinale e membro dell’autorevole Cochrane Vaccines Field, fa delle affermazioni tanto chiare e decise quanto sbalorditive, dato che l’intervista è stata pubblicata sul Bollettino d’Informazione sui Farmaci(7) ed è tuttora leggibile dal sito dell’AIFA.(8)

Jefferson afferma chiaramente che il movente principale dello studio è stata la curiosità di “cercare di capire come mai a fronte di prove di efficacia scarse o assenti e una valutazione di sicurezza deficitaria, i vaccini influenzali sono diventati una specie di ‘vacca sacra‘ nel giro di una decade. Anche in relazione al crollo completo della mortalità – non per influenza – ma della mortalità relativa all’influenza (ad esempio broncopolmonite) osservato dal 1945 a oggi in America. È un argomento che ci affascina perchè, come i Lettori sapranno, noi abbiamo fatto diverse revisioni Cochrane su questo argomento avendole successivamente aggiornate: e nonostante questi dubbi sulla validità delle prove scientifiche su questi vaccini, perplessità che ora stanno diventando crescenti nella comunità scientifica, governi, media, key opinion leaders (vale a dire quindi quei ‘personaggi’ che si vedono e si sentono sui media e che disertano sull’argomento) continuano tranquillamente a raccomandare l’uso di questi vaccini senza neanche chiedersi come è possibile farlo in assenza di prove scientifiche. Ci saranno dei motivi? Nel Cochrane Vaccines Field disponiamo di una banca dati di studi di tutte le indagini sul vaccino influenzale dal 1948 ad oggi”.

Ebbene, le conclusioni dello studio del gruppo di Jefferson sono state le seguenti:

Gli studi condotti sull’efficacia del vaccino antinfluenzale sono stati “nel 96% dei casi studi di bassa o infima qualità e per noi non è stata una sorpresa, perché li avevamo quasi già letti tutti in precedenza”.
“Nella maggior parte di questi studi c’era una relazione tra bassa qualità metodologica dei lavori e positività dei risultati nei confronti dei vaccini (in altre parole: più lo studio è scadente, migliori sono i risultati per i vaccini)”.
Proprio “secondo le previsioni, c’era una relazione anche tra conclusioni trionfalistiche e il fatto che gli studi fossero finanziati dall’industria … tutte cose che erano già state viste in altre aree dello scibile biomedico”.
“La vera sorpresa ha riguardato il fattore di impatto e il fattore di citazione: a parità di numerosità campionaria e a parità di qualità metodologica, gli studi finanziati dall’industria erano pubblicati su riviste che avevano un impact factor significativamente più alto di quelli non finanziati dall’industria. Questo dato era costante anche dopo aver tolto di mezzo il 24% degli studi che non aveva dichiarazioni di finanziamento. Quindi è una relazione fortissima. Per la citazione è lo stesso: più alto è il fattore di impatto, più alta è la citazione, quindi anche la citazione è determinata soprattutto da chi paga la ricerca e non dalla sua qualità”.

In genere, i medici che leggono uno studio scientifico non leggono tutto lo studio, ma si limitano a individuare ciò che interessa leggere soltanto sulla base del titolo e poi leggono il riassunto (abstract), magari non tutto ma solo la parte finale.

Ebbene, ci ricorda Jefferson: “ricordatevi che qualcun altro ha già tenuto conto di queste vostre abitudini. ‘Qualcun altro’ ha già capito che voi andate a leggere soltanto le conclusioni di un articolo e ha sovvertito, sta sovvertendo sistematicamente la letteratura biomedica internazionale per indurvi a conclusioni sbagliate”.

Pertanto, “c’è una relazione tra chi finanzia la ricerca e dove questa viene pubblicata, e naturalmente una relazione anche fra le stime di effetto”.

Con questo Jefferson non vuole mettere in dubbio la credibilità delle più autorevoli riviste di Medicina, ma vuole solo dire che “le riviste di Medicina più famose e a più alto fattore di impatto sono nel contempo vittime, perché sono i target di questa sovversione dovuta a pressioni economiche e commerciali”. Cioè, queste riviste sono molto corteggiate dalle industrie farmaceutiche perché tanto maggiore è la loro visibilità tanto più promettente è il risultato, ovvero l’esito di una pubblicazione sulle loro pagine. Il passo successivo è quello “dell’informatore farmaceutico che porta in giro gli estratti che l’azienda si fa fare: un milione di estratti in tante lingue che vengono pagati in maniera molto profumata dall’industria. Sono servizi esplicitamente pubblicizzati sui siti web delle multinazionali dell’editoria scientifica”.

Tom Jefferson, pertanto, termina la sua intervista con queste parole: state attenti alle bufale.

Può essere interessante ricordare che il Bollettino d’Informazione sui Farmaci, chiamato BIF, era un’ottima rivista stampata dal Poligrafico dello Stato e inviata gratuitamente a tutti i medici italiani fino al 2009: poco dopo la pubblicazione di questa intervista a Jefferson, il BIF è stato soppresso, certamente non per questa intervista, ma comunque è stato soppresso!


Studi sui vaccini influenzali e finanziamenti

Intervista a Tom Jefferson, Cochrane Vaccines Field
ASL 20, Alessandria, Italia

Tra gli studi sull’efficacia dei vaccini influenzali quelli sponsorizzati dall’industria hanno una probabilità maggiore di essere pubblicati su riviste con impact factor più alto.

La qualità di un trial clinico rappresenta una conditio sine qua non per la pubblicazione su una rivista ad elevato impact factor? E viceversa, l’impact factor è un parametro sufficiente a garantire la qualità del lavoro pubblicato? Una risposta a queste domande si può trovare in una revisione sistematica condotta da un gruppo di ricercatori italiani della Cochrane Vaccines Field, finanziata dalla Regione Piemonte, e pubblicata sulla rivista British Medical Journal.(9)

Abbiamo intervistato sull’argomento Tom Jefferson, uno degli autori della revisione.

Parliamo dell’articolo uscito sul British Medical Journal a febbraio, giudicato addirittura “sovversivo” dal quotidiano inglese The Guardian, in un articolo di commento. Prima di parlare del metodo che avete seguito nella ricerca, qual è stata la ragione per cui vi siete imbarcati in questo studio? Avevate forse dei sospetti sull’editoria scientifica?

Il movente principale dello studio, il razionale, era la curiosità, come al solito: cercare di capire come mai a fronte di prove di efficacia scarse o assenti e una valutazione di sicurezza deficitaria, i vaccini influenzali sono diventati una specie di “vacca sacra” nel giro di una decade. Anche nonostante un crollo completo della mortalità – non per influenza – ma mortalità relativa all’influenza (ad esempio broncopolmonite) osservato dal 1945 a oggi in America. È un argomento che ci affascina perché, come i lettori sapranno, noi abbiamo fatto diverse revisioni Cochrane su questo argomento avendole successivamente aggiornate: e nonostante questi dubbi sulla validità delle prove scientifiche su questi vaccini, perplessità che ora stanno diventando crescenti nella comunità scientifica, governi, media, key opinion leaders (vale a dire quindi quei “personaggi” che si vedono e si sentono sui media e che discettano sull’argomento) continuano tranquillamente a raccomandare l’uso di questi vaccini senza neanche chiedersi come è possibile farlo in assenza di prove scientifiche. Ci saranno dei motivi? Disponiamo, nel Cochrane Vaccines Field che è presso la ASL di Alessandria ed è finanziato in parte dalla Regione Piemonte, di una banca dati di studi estratti di tutte le indagini sul vaccino influenzale dal 1948 ad oggi.

Che metodo avete seguito per svolgere lo studio?
Quando si identifica uno studio per l’inclusione in una revisione sistematica, lo si sintetizza, si cerca di capire che intendono dire gli autori, quali sono i problemi presenti nello studio e poi si estrae tutta una serie di informazioni; ad esempio la relazione interna tra le varie sezioni del lavoro (obiettivi, metodi, risultati e conclusioni) e altre particolarità della ricerca, ad esempio chi lo ha finanziato.

Abbiamo messo in relazione tutto questo, poi esplorato tutte le variabili incrociandole con un’altra variabile fondamentale, e cioè dove erano stati pubblicati questi studi e quanto erano stati citati: “dove” vuol dire in che tipo di giornale, quale impact factor e che livello di citazione seguente alla pubblicazione avevano ottenuto gli articoli.

Cosa avete trovato?
Che si trattasse nel 96% dei casi di studi di bassa o infima qualità non era per noi una sorpresa perché li avevamo quasi già letti tutti in precedenza. Allo stesso modo, era prevedibile che nella maggior parte di questi studi ci fosse una relazione tra bassa qualità metodologica dei lavori e positività dei risultati nei confronti dei vaccini (in altre parole: più lo studio è scadente migliori sono i risultati per i prodotti). Ancora: tutto secondo le previsioni anche nella relazione tra conclusioni trionfalistiche e il fatto che fossero finanziati dall’industria. Queste erano tutte cose che erano già state viste in altre aree dello scibile biomedico.

Quindi, tutto secondo i programmi…
Niente affatto: la vera sorpresa ha riguardato il fattore di impatto e il fattore di citazione: a parità di numerosità campionaria e a parità di qualità metodologica, gli studi finanziati dall’industria erano pubblicati su riviste che avevano un impact factor significativamente più alto di quelli non finanziati dall’industria.
Questo dato era costante anche dopo aver tolto di mezzo il 24% degli studi che non aveva dichiarazioni di finanziamento. Quindi è una relazione fortissima.
Per la citazione è lo stesso: più alto è il fattore di impatto, più alta è la citazione, quindi anche la citazione è determinata soprattutto da chi paga per la ricerca e non dalla sua qualità. Ed è questa ultima conclusione che il Guardian ha considerato sovversiva.

Chiaramente, in uno studio di questo genere, la parte conclusiva è dedicata a quelle che sono le possibili interpretazioni. Siamo nel dominio però, appunto, delle interpretazioni soggettive, sebbene basate sulle evidenze. Allora, cosa avete dedotto? Quali sono le vostre conclusioni rispetto a quello che avete trovato?
Vorrei invitare i lettori del Bif a ricordare che se voi vi aggiornate, seguite le riviste primarie, le fonti secondarie consultando le sintesi degli articoli originali, ma individuando ciò che vi interessa soltanto sulla base del titolo e poi leggendo l’abstract e magari non tutto ma solo la parte finale, ricordatevi che qualcun altro ha già tenuto conto di queste vostre abitudini. “Qualcun altro” ha già capito che voi andate a leggere soltanto le conclusioni di un articolo e ha sovvertito, sta sovvertendo sistematicamente la letteratura biomedica internazionale per indurvi a conclusioni sbagliate.

Altra cosa da segnalare è che le nostre osservazioni relative ai vaccini influenzali sono state replicate dopo qualche mese da un’altra banda di “sovversivi” psichiatri e psicologi inglesi che hanno usato il nostro stesso metodo per verificare gli studi nel campo degli interventi per la disassuefazione dal fumo.

E che cosa hanno trovato?
La stessa cosa: che c’è una relazione tra chi finanzia la ricerca e dove viene pubblicata, e naturalmente una relazione anche fra le stime di effetto; relazione che noi non abbiamo trovato perché era tutto per lo più di bassa qualità.

Alcuni commenti sostengono che voi intendiate mettere in dubbio la credibilità delle più autorevoli riviste di medicina…
Questa è un’interpretazione. C’è anche un’interpretazione alternativa: che queste riviste di medicina più famose a più alto fattore di impatto sono nel contempo vittime, perché sono i target di questa sovversione dovuta a pressioni economiche e commerciali.

Nel senso che sono molto corteggiate dalle industrie farmaceutiche perché tanto maggiore è la loro visibilità tanto più promettente è il risultato, l’esito di una pubblicazione su queste pagine?
Assolutamente. E poi il nostro bravo informatore farmaceutico porta in giro gli estratti che l’azienda si fa fare: un milione di estratti in tante lingue che vengono pagati in maniera molto profumata dall’industria. Sono servizi esplicitamente pubblicizzati sui siti web delle multinazionali dell’editoria scientifica. “Reprints”, tradotti nella lingua target, come dicono loro.

Quindi il vostro sospetto è che tanto più ampio è il business che deve sostenere una casa editrice, tanto maggiore è la tentazione di cedere alle lusinghe di chi intende fare dell’informazione scientifica un mercato?
Forse, e la conclusione si può riassumere in una sola frase: state attenti alle bufale.

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Corvelva

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